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FIABE


Il gattino e il fiore
Martina Sala

C’era una volta un gattino che abitava in una grande villa in campagna, i suoi padroni lo coccolavano spesso e gli davano da mangiare solo il meglio del meglio. Il micio era molto viziato e quando desiderava qualcosa non sopportava aspettare e riusciva sempre a convincere i suoi padroni ad accontentarlo. Un giorno vide su un albero sbocciare un bellissimo fiore, il più bello che avesse mai visto. Decise subito che sarebbe stato magnificamente attaccato al suo collarino di diamanti. Così si arrampicò, attaccandosi con le sue unghiette lungo il troco dell’albero. Era quasi riuscito a cogliere il fiore, quando un uccellino si posò su un ramo lì vicino.
«Perché cerchi di prendere quel fiore?», gli disse, «esso rallegra gli occhi ti tutti quelli che passano, se lo coglierai nessuno potrà più gioire della sua bellezza».
«Mi importa solo che rallegri i miei di occhi, ed esalti la mia bellezza», disse il gattino «voi altri cercatevi un altro fiore, questo appartiene a me».
E detto fatto staccò il fiore dal suo ramo e se ne andò. Arrivato a casa lo agganciò al suo collarino e si pavoneggiò per il prato con il suo nuovo ornamento, tra i mille complimenti dei suoi padroni.
Il giorno seguente quando si svegliò però trovò il fiore secco e avvizzito. Il gattino ci rimase molto male. Torno in giardino, ma l’albero non aveva nessun altro fiore da offrire. E così il giorno dopo e quello dopo ancora. Finché non arrivò l’inverno e l’albero perse anche le foglie.
Il micio andava a scrutare l’albero tutti i giorni, sperando di veder spuntare le prime gemme. E in un giorno di primavera il suo desiderio fu esaudito. Pian piano apparve una gemma qui, poi una gemma là. Le nuove foglioline si aprirono una ad una e l’albero tornò verde e vaporoso così come il gattino lo ricordava. Finché un girono ecco spuntare un nuovo fiore, ancora più bello e colorato di quello dell’estate precedente. Il gattino si sentì pervadere da una gioia infinita, ma non provava più il desiderio di coglierlo. Senza accorgersene in quell’anno si era adeguato ai ritmi della natura e aveva imparato il piacere dell’attesa. Dove ogni cosa appariva più preziosa e importante di qualsiasi collarino di diamanti o fiocchetto di perline. Il gattino si acciambellò sul prato riempiendosi gli occhi della bellezza di quel piccolo e delicato fiore, che per nascere aveva impiegato un anno intero.


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